Cosa faccio

Ancora oggi è piuttosto diffusa la credenza che psicologo si occupi dei “matti”, ovvero della sfera della patologia mentale. In realtà, tra le persone che si rivolgono allo psicologo, solo una parte soffre di disturbi psichici conclamati, mentre molti si trovano ad attraversare difficoltà circoscritte di carattere emotivo o relazionale, situazioni di crisi o periodi di forte stress, e desiderano uscirne velocemente. Inoltre, pochi sanno che lo psicologo si pone gli obiettivi primari di promuovere il benessere delle persone, migliorando la qualità della vita, e di prevenire il disagio.

“Se c’è un problema esiste anche la sua soluzione” – Il modello strategico

L’approccio strategico, formulato da Paul Watzlawick ed evoluto da Giorgio Nardone (Brief strategic therapy, Giorgio Nardone Model), a differenza delle tradizionali teorie psicologiche e psichiatriche, parte dal presupposto che per cambiare una situazione problematica non è necessario indagare e svelare le cause passate (sulle quali non è possibile intervenire) bensì risulta più utile lavorare su come il problema si mantiene nel presente e sulle strategie più adatte a creare un cambiamento efficace e duraturo.

Molto spesso di fronte a una difficoltà si mettono in atto tentativi di soluzione che, se riproposti rigidamente nel tempo, non solo non producono i risultati sperati, ma addirittura peggiorano il problema; il compito dello psicologo è quindi quello di individuare tali meccanismi disfunzionali ormai automatici e portare la persona a pensare e ad agire diversamente rispetto alla sua difficoltà.

All’interno dei colloqui ci si concentra principalmente sul presente e sul modo in cui funziona un problema, piuttosto che sul “perché” esiste, stimolando la persona ad adottare punti di vista alternativi e definendo di volta in volta le strategie e le soluzioni più idonee al raggiungimento degli obiettivi preposti.

Si tratta di un intervento breve, che si articola in un numero di incontri limitato (spesso inferiore a 10). Lo scopo ultimo è l’acquisizione di una completa autonomia e di quelle capacità personali nel fronteggiare e risolvere i problemi, che, a causa delle difficoltà, erano andate perse.

Prevenzione del disagio psicologico e promozione del benessere

Recentemente, la psicologia clinica è andata oltre la prospettiva tradizionale focalizzata sulla cura della patologia e la compensazione delle difficoltà dell’individuo, prestando attenzione allo sviluppo delle risorse e delle potenzialità della persona e alla promozione del benessere individuale. In quest’ottica, molta importanza viene attribuita al concetto di “resilienza”, ovvero la capacità di resistere agli eventi stressanti e adattarsi all’ambiente in cui si è inseriti, massimizzando le proprie risorse personali al fine di riorganizzare in modo costruttivo, propositivo e positivo la propria vita.

Gli strumenti propri del counseling, del supporto psicologico e del problem solving, nonché specifici training e corsi di formazione rivolti al singolo e a piccoli gruppi possono aiutare le persone a raggiungere e mantenere una condizione di benessere, affrontando al meglio le piccole e grandi di difficoltà che ciascuno può incontrare nel proprio percorso di vita.

Una riflessione sulla nostra società: solo esseri umani?

Basta guardarsi intorno per rendersi conto che il nostro ambiente sociale non comprende solo altre persone, ma anche animali di specie diverse dalla nostra, anche nei contesti urbani: infatti, sempre più persone scelgono di accogliere nella propria casa un animale da compagnia, primi fra tutti cani e gatti, condividendo con loro la vita quotidiana e considerandoli a tutti gli effetti membri della famiglia. Si tratta quindi di legami che possono essere molto intensi dal punto di vista emotivo e hanno in sé la potenzialità di migliorare il benessere dell’essere umano sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Tuttavia, come ogni relazione, anche il rapporto con gli animali da compagnia può presentare dei momenti difficili, legati soprattutto agli stati di sofferenza e lutto che accompagnano la malattia e la perdita dell’amico a quattro zampe. Tali aspetti risultano di fondamentale importanza anche per chi si occupa degli animali dal punto di vista professionale, primi fra tutti i medici veterinari, per i quali la necessità di interfacciarsi con gli stati emotivi, le credenze e le esigenze dei proprietari è al contempo una fonte di soddisfazione personale e professionale e un fattore di rischio rispetto ai fenomeni di stress lavoro-correlato e burn-out

Nel mio lavoro offro spazio alle molteplici forme di relazione con gli animali da compagnia, attraverso un servizio innovativo di Pet Loss Counseling, rivolto ai proprietari e servizi di counseling, supporto psicologico e formazione pensati ad hoc per i medici veterinari (sezione “Sei un medico veterinario?”).

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